Il giornalismo oggi. Una lezione di Tiziano Terzani
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Il giornalismo oggi. Una lezione di Tiziano Terzani

In questi giorni sto leggendo “La fine è il mio inizio” (Longanesi, Milano, 2006), il libro-testamento (se così possiamo definirlo) di Tiziano Terzani. Pubblicato postumo nel 2006 a cura del figlio Folco, è il racconto di tutta una vita esplorata intensamente e senza remore.

 Sotto forma di un dialogo sereno e a volte affaticato dalla malattia, sbocciano riflessioni che colpiscono e che non possono lasciare indifferenti. Il giornalismo, la sua missione, il confronto tra ieri e oggi tornano spesso al centro del discorso. Ve ne riporto una parte, un’analisi lucida dei maggiori problemi di questa professione oggi:

TIZIANO: Una cosa importante che devi capire è che il mio modo di operare è di leggere tanto, leggere tanta storia. Vedrai che la mia biblioteca è piena di libri sull’Indocina e la storia coloniale, perché era così che mi orientavo. Mi portavo dietro i libri o tornavo a casa e leggevo.

Il fatto di oggi lo devi mettere in un contesto o non capisci niente. Per questo prepararsi è importantissimo. Se non capisci la storia non capisci l’oggi. Se fai la cronaca racconti delle balle, racconti quello che vedi al microscopio quando invece ci vuole il cannocchiale. La formazione di un giornalista non è certo facile ed è per questo che sono contro tutte le scuole di giornalismo. Fanno il contrario di quello che dico io perché ti insegnano le tecniche, ti insegnano come incominciare un pezzo, come finirlo bene, come mandarlo svelto. Ci vuole invece una preparazione eclettica e quella te la devi fare da solo con una cultura che viene dalla storia, dall’economia e che non impari nella facoltà di giornalismo. È assurdo andarci, è come andare a scuola di poesia. Che impari? Chi ti insegna a fare il poeta? (…)

FOLCO: Il mestiere del giornalista veniva preso sul serio ai tuoi tempi?

TIZIANO: Sai, erano i tempi eroici del giornalismo… prima che il giornalismo, maledettamente distrutto dalla televisione nel suo tentativo di imitarla, è stato costretto a diventare spettacolo.

In quegli anni si scriveva davvero. Purtroppo la televisione, riducendo i tempi dell’attenzione che l’uomo riesce ormai a dedicare a una cosa – oltre all’orribile problema, uguale dovunque, della sovraofferta di tutti quei prodotti che sono lì a disposizione perché tu abbia “la scelta” – ha fatto sì che i giornali siano diventati dei contenitori in cui dentro c’è di tutto, ma solo per l’attenzione di tre minuti, come uno spot televisivo, e in cui tutto si perde nel grande minestrone delle cose che ti arrivano dal mondo.

Oggi è impossibile scrivere cose lunghe come si scrivevano un tempo. Allora, qual è la tendenza? Fare spettacolo. Non cercare di andare in profondità. Fare una sceneggiata: un bigolino con la foto, una storia sbalorditiva. Basta, chiuso, non se ne parla più. Questo è un grande svilimento anche della missione giornalistica. Credo infatti che oggi fare quello che facevo io a quel tempo, quello che facevamo noi, sarebbe impossibile perché non c’è lo stesso spazio. (…)

Essere giornalista mi pareva una grande e importante funzione e secondo me lo sarebbe ancora se si riuscisse a fare del vero giornalismo.

Ma il problema è che tutto si è inquinato. La vicinanza al potere, la necessità della protezione del potere hanno creato una situazione che non è più quella di un tempo, in cui la forza del giornalismo era la sua indipendenza. Sai, una indipendenza anche economica. Quando i giornali dipendono dalla pubblicità, come succede in Italia, e la pubblicità è in mano a chi ha il potere politico, come puoi essere libero? Quando i giornali sono posseduti dalle grandi aziende contro le quali non potrai mai scrivere e che hanno i loro interessi politici, come fai a fare del vero giornalismo? (…)

Il giornalista dev’essere uno che è, a suo modo, arrogante, uno che sente di essere libero, di non dipendere dal potere. Qualsiasi cosa mi succedesse, anche quando fui arrestato in Cina, io ho sempre detto “Fate, fate come volete! Poi io scrivo”. E questo senso che hai un diritto quasi divino a raccontare la tua verità, be’ sai, ti dà una grande forza.

Tiziano Terzani (1938-2004) è stato uno dei più grandi giornalisti italiani, nonché autore di molti libri. Profondo conoscitore del continente asiatico, dove ha vissuto per trent’anni, è stato corrispondente da Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e Nuova Delhi per Der SpiegelLa Repubblica, L’Espresso e Il Corriere della Sera.

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