L'importanza di chiedere "Come stai?" - La Penna Inquieta
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L’importanza di chiedere “Come stai?”

“Come stai?”

Che bella domanda. Forse la più bella di tutte, ma anche la più sottovalutata.
“Come stai?” lo insegnano dai tempi della scuola, perché è educazione dirlo. Quello che non viene sempre insegnato è quanto sia importante ascoltare la risposta. E così per molti diventa formalità. Ma “Come stai?” cela invece il seme dei rapporti umani. È la mano tesa verso l’altro, è aprire una breccia, è andare oltre la frenesia per lo spazio di qualche minuto, o anche di più. Un seme però che non sempre viene coltivato e lascia il passo ad altri argomenti, altre parole, altre priorità.

Questo lo scrivevo lo scorso 23 gennaio, in una delle decine di note che lascio sparse nel cellulare o sull’agenda. Ammetto che la riflessione su queste due parole e sul modo in cui vengono – o non vengono – usate, mi accompagna da tanto tempo.

In questi giorni, però, ho fatto piacevolmente caso a un’inversione di tendenza: “Come stai?” è tornato a popolare i messaggi, le chiamate, i saluti da un balcone e l’altro. E la risposta, stavolta, interessa davvero.

Solo effetto della paura del coronavirus? Voglio credere di no. Voglio credere che questo sia un altro piccolo aspetto positivo del difficile periodo che stiamo vivendo: il recupero dell’empatia, la cura verso l’altro, la voglia di ascoltare, anche se ad almeno un metro di distanza.

Non dimentichiamoci di chiedercelo sempre, e di ascoltare la risposta, anche dopo che tutto questo sarà finito.

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