Wikileaks: continua la lotta di Julian Assange contro l'estradizione
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Wikileaks: continua la lotta di Julian Assange contro l’estradizione

È stato fissato al 12 luglio il ricorso in appello di Julian Assange contro la decisione del giudice britannico Howard Riddle di estradizione in Svezia, paese in cui l’uomo è accusato di stupro ai danni di due donne. Il fondatore di Wikileaks, l’organizzazione che ha avviato un processo di deciso cambiamento nel modo di intendere il mondo dell’informazione, continuerà a rimanere agli arresti domiciliari a Norfolk, nei pressi di Londra.

La questione dell’arresto di Julian Assange, avvenuto il 7 dicembre 2010 a Londra in seguito prima al mandato del 18 novembre spiccato dal procuratore capo svedese Marianne Ny e poi alla Red Notice emessa dall’Interpol in data 30 novembre, è molto controversa e ci sono seri dubbi sull’effettiva colpevolezza dell’uomo. Esiste infatti la fondata possibilità che il procedimento giudiziario avviato dalla Svezia sia strettamente legato all’attività di Wikileaks e, in particolar modo, al clamore provocato dagli scoop del 2010, che hanno direttamente colpito gli Stati Uniti d’America: Afghanistan War Logs, Iraq War Logs e Cablegate.

L’accusa di stupro risale all’agosto 2010 e parte dopo che due donne, Anna Ardin e Sofia Wilen, hanno scoperto di aver avuto rapporti sessuali con Julian Assange a distanza di pochi giorni l’una dall’altra. A Stoccolma, Anna Ardin si occupava dell’organizzazione del seminario “War and Role of Media” cui Assange ha preso parte: la donna offre ospitalità nella propria casa al fondatore di Wikileaks e una sera, di ritorno da un ristorante, i due hanno  un rapporto sessuale. Secondo i racconti della donna fatti successivamente alla polizia, pur essendoci consensualità, il rapporto è stato forzato da Julian Assange e ci sarebbero stati problemi con il preservativo, che è stato utilizzato solo dopo le insistenze della donna e che, per giunta, si è rotto nel corso dell’amplesso. Il giorno dopo, però, a detta di testimoni, l’atmosfera tra i due è assolutamente quieta e rilassata.

Nel corso della prima giornata del seminario, Assange conosce Sofia Wilèn, una ragazza appariscente che cerca chiaramente di attirare la sua attenzione: rimasta folgorata da un’intervista televisiva rilasciata da Assange, la donna aveva deciso che avrebbe assolutamente dovuto conoscere quell’uomo affascinante. La Wilèn raggiunge così il suo obiettivo, trascorre un pomeriggio con Assange, scambia effusioni e, dopo pochi giorni, ha con lui due rapporti sessuali. Durante il primo, l’uomo utilizza il preservativo solo dopo le insistenze della donna. Il secondo rapporto, invece, viene iniziato mentre la donna è ancora addormentata e il condom non viene utilizzato, nonostante fosse chiara ad Assange la volontà della Wilèn. Ed è su questo che fa perno l’accusa di stupro, secondo un’interpretazione della legge svedese contenuta nella prima e seconda sezione del Capitolo 6 del Codice Penale: qui è contemplato tra i reati di stupro qualsiasi atto di costrizione legato al sesso, punibile con il carcere fino a due anni per le circostanze meno gravi. Nel caso Assange-Wilèn l’interpretazione della legge svedese viene chiamata “Sex by surprise”, sesso a sorpresa, poiché il secondo rapporto sessuale è stato avviato mentre la donna era ancora assopita.

Cosa non torna in tutta questa vicenda?

  1. La denuncia avviene solo dopo che le due donne, parlandosi, scoprono di aver avuto entrambe rapporti sessuali con lo stesso uomo nel giro di pochi giorni, con tanto di annessi problemi con il preservativo. Sembra esserci un desiderio di vendetta personale dietro le motivazioni esplicite, avvalorato dal fatto che i giorni seguenti ai fatti le donne appaiono rilassate, tranquille, nient’affatto turbate. Ufficialmente, il timore di essere rimasta incinta e di aver contratto l’AIDS porta la Wilèn a sporgere denuncia, supportata dalla Ardin.
  2. Il 20 agosto la procura svedese spicca un mandato d’arresto con l’accusa di stupro e molestie per Assange. La notizia arriva subito ai tabloid e attira l’attenzione del procuratore capo Eva Finne, che decide di visionare i verbali: dopo aver analizzato le testimonianze, conclude che non ci sono gli estremi per l’accusa di stupro, che viene dunque archiviata insieme al mandato d’arresto, mentre rimane aperto il procedimento per molestie.
  3. A settembre, il procedimento per stupro viene riaperto dal procuratore capo Marianne Ny, con il benestare della collega Eva Finne. Il 18 novembre, dieci giorni prima dell’annunciata pubblicazione dei cablogrammi, la procura emette il mandato d’arresto per violenza sessuale, coercizione e molestie: motivo scatenante è la volontà di interrogare l’uomo, dal momento che era risultato fino ad allora irrintracciabile. Questo però contrasta con le testimonianze degli avvocati della difesa, i quali più volte hanno offerto alla procura svedese la possibilità di interrogare il loro assistito, ricevendo però riscontri negativi nonché il via libera per Assange a lasciare il paese senza che questo fosse interpretato come una fuga dalla giustizia.

Perché Assange sta lottando contro l’estradizione in Svezia?

Il pericolo paventato dagli avvocati e dallo stesso Assange è che, dopo l’estradizione in Svezia, l’uomo possa essere estradato negli Stati Uniti dove l’operato del 2010 della sua organizzazione è inserito tra i reati di spionaggio dello SHIELD Act, nel corpus dell’Espionage Act. Questo vorrebbe dire che per la sua attività, Assange potrebbe rischiare di finire nel carcere di Guantanamo Bay o addirittura di vedersi inflitta la pena di morte. Il giudice britannico Riddle ha accettato la richiesta di estradizione in Svezia poiché, secondo la sua analisi, non sussiste pericolo di violazione dei diritti umani, ma i legali di Assange non sono dello stesso avviso ed è per questo che hanno fatto ricorso in appello. La storia continua.

Questo mio articolo è stato pubblicato su Cultumedia