Vanessa Cappella | La Penna Inquieta
19
home,paged,page-template,page-template-blog-masonry-date-in-image,page-template-blog-masonry-date-in-image-php,page,page-id-19,paged-3,page-paged-3,bridge-core-2.0.9,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,hide_top_bar_on_mobile_header,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-19.6,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.1,vc_responsive
Chi sono
Vanessa Cappella
portfolio
portfolio
Leggi i miei ultimi post

Mi è rimasta impressa quella cravatta rossa. Così composta, così ordinata. E quel colore, non so il perché, brillava ai miei occhi più di tutti i colori presenti su quell'autobus affollato.

Oggi ho voglia di parlarvi di un argomento che mi ha a lungo appassionata nel corso dei miei studi di letteratura e al quale ho dedicato anche la prima tesi di laurea: la crisi della poesia e del ruolo del poeta nella modernità.

All'alba del XX secolo, la stagione dei grandi letterati sembra essere finita e la poesia si avvicina sempre più ai margini: cosa possono cantare i poeti che già non sia stato cantato? Come possono rivendicare ancora un grande ruolo e una voce imponente se per primi si sentono piccoli, inutili e lamentosi?

In questi giorni sto leggendo "La fine è il mio inizio" (Longanesi, Milano, 2006), il libro-testamento (se così possiamo definirlo) di Tiziano Terzani. Pubblicato postumo nel 2006 a cura del figlio Folco, è il racconto di tutta una vita esplorata intensamente e senza remore.