Archivio Archivi - Pagina 4 di 5 - La Penna Inquieta
2
archive,paged,category,category-archivio,category-2,paged-4,category-paged-4,bridge-core-2.0.2,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,hide_top_bar_on_mobile_header,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-16.8,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.2.0,vc_responsive

No, non sono scomparsa. Come ogni gennaio o luglio che si rispetti da ormai un paio d'anni a questa parte, la settimana di Alta Roma Alta Moda ha completamente assorbito le mie energie. Insieme a Studio DModa ho infatti seguito la comunicazione dell'evento Jack in the Pulpit, un itinerario culturale in cui protagonista indiscussa è stata la suggestiva e originale interazione tra design, fotografia e arte digitale.

Lo scorso sabato a Roma c'è stata la Notte dei Musei, un appuntamento ormai fisso per la  Capitale, con monumenti, mostre e collezioni permanenti accessibili a tutti gratuitamente fino a tardi. Ho scritto "a tutti"? Mi correggo, quasi a tutti. Sì, perché una serata spensierata come questa può trasformarsi in un vero e proprio incubo se ci si scontra con la negligenza delle istituzioni. È accaduto a due ragazze con disabilità motoria, Silvia e Concetta, che della Notte dei Musei possono raccontare solo l'odissea tra l'inefficienza dei mezzi pubblici di Roma.

Nutro un po' di diffidenza nei confronti di Facebook, così dei social network in generale, nonostante riconosca le grandi potenzialità. La loro criticità riguarda il fatto di essere serbatoi di dati personali che inseriamo senza nemmeno rendercene conto, così, ingenuamente. E tutti ci stiamo dentro. Quando, tante volte, parlo con amici e conoscenti della mia diffidenza nei confronti di questa raccolta di dati sulle nostre vite e sul possibile utilizzo discutibile che potrebbe essere fatto da ignoti, non di rado da parte di qualcuno arriva la battuta

«Giovedì 11 ottobre non puoi mancare all'Aperideaf!». L'invito, arrivato qualche settimana fa, mi lascia un po' spiazzata. «Aperideaf?» chiedo. Che parola strana. «Si, sta per aperitivo sordo! Lo organizza la radio con cui lavoro. Io ci sarò come dj». Che c’entra un aperitivo sordo con una radio? Sono ancora più confusa.

Non è facile essere donna. E non lo è soprattutto in quei paesi in cui la dignità, il rispetto e i diritti dell'universo femminile non sono solo ignorati, ma oltraggiati, sbeffeggiati e violentati ogni giorno. Oggi voglio parlare del Pakistan e della consuetudine, da parte di mariti gelosi, pretendenti rifiutati o semplicemente di uomini che ritengono di essere stati "lesi nell'onore", a gettare acido sul volto delle donne.

Il 23 maggio del 1992 ero una bambina, in un'età in cui si è ancora troppo piccoli per capire. Tuttavia, le immagini trasmesse il giorno della strage di Capaci al telegiornale sono rimaste impresse profondamente nella testa, e con loro anche l'ansia, lo stupore, la rabbia, la commozione.

Maniche che fanno sparire il tremore nei malati di Parkinson, vestiti che stabilizzano l'umore delle persone bipolari o riabilitano i pazienti colpiti da ictus, cinture che analizzano i parametri biofisici e inviano i dati in tempo reale. Fantascienza? No, Tremor, Psyche, Interaction e Bioharness Bt sono solo quattro esempi di "tessuti intelligenti"

Se non ora, quando?“: questa la parola d’ordine e il quesito di coloro che ieri sono scesi in piazza del Pantheon a Roma per protestare contro il DDL sulle intercettazioni, in discussione in questi giorni alla Camera. Organizzata da FNSI in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti, Libertà e Giustizia, Articolo 21